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Diving Helmet Italy by Fabio Vitale
Diving Helmet Italy by Fabio Vitale

Il coltello da palombaro: non solo attrezzo da lavoro - 1

Il coltello da palombaro, sicuramente l’attrezzatura che, insieme all’elmo, possiamo definire la più emblematica di questo antico mestiere. Non solo, come tutti i coltelli, rapisce, affascina e richiama l’immaginario popolare nutrito dai tanti disegni d’epoca che vedono palombari di tutto il mondo lottare a colpi di coltello contro piovre, squali o enormi gronghi. Tutto questo era ben risaputo dagli stessi palombari che indossavano il coltello con la stessa fierezza degli antichi guerrieri, una legittima vanità di chi sapeva di appartenere a una stirpe di uomini particolari.

In realtà il coltello era previsto nel corredo quale utile attrezzatura per tagliare cime, reti o altro che potessero costituire pericolo o impedimento al lavoro sott’acqua. Era agganciato a un cinturone in cuoio, utile per completare l’assetto in vita del vestito elastico.

Da un punto di vista collezionistico, invece, il coltello è un pezzo molto ambito ma molto pericoloso. Ambito perché la sua destinazione non è esclusivamente rivolta ai collezionisti di attrezzature da palombaro ma sconfina nel ben più ampio mondo dei collezionisti di armi, soprattutto quelle “bianche”. Pericoloso perché, sempre per la sua ricercatezza, esistono più repliche che originali, copie molto difficili da individuare soprattutto quando chi vende sa il fatto suo in tema di invecchiamento.

Copertina della Domenica del Corriere del 27 novembre 1938 disegnata da  Beltrame con dovizia di particolari. Ritrae un palombaro che si difende con il coltello dall’assalto di un enorme grongo.

Oltre a questo bisogna dire che i coltelli raramente riportavano i marchi dei costruttori (soprattutto in Italia) con un’unica eccezione per i coltelli Gaeazzi e quindi non c’è una grande letteratura storica su questo argomento. Anche i coltelli utilizzati dalla Marina non riportavano numeri seriali o particolari marcature anche perché si tratta di strumenti da lavoro e non di armi bianche. In alcuni casi si sono trovati coltelli con punzonati dei numeri o la sigla R.M. (Regia Marina) magari con stemmi saldati sul fodero. Non abbiamo indicazioni documentali che ci dicano di questi protocolli di marcatura e quindi non siamo in grado di stabilire le origini di tali punzonature.. 

Chi si è cimentato nel tentativo mirabile di una catalogazione per tipo ed età non ha riscontri storici e quindi tale lavoro cade nel vuoto. Ed è per questo che, consapevoli di addentrarci in un terreno minato, abbandoniamo la pretesa di fare qualsivoglia catalogazione affidabile ma semplicemente metteremo nero su bianco una serie di osservazioni e riflessioni dettate dalla esperienza per essere di aiuto a chiunque si imbattesse in un coltello da palombaro da acquisire.

Quarta di copertina della Domenica del corriere del dicembre 1920, sempre di Beltrame, che ritrae il palombaro Domenico Sasso che lotta a colpi di coltello con una enorme piovra. Il fatto di cronaca cita un palombaro che quasi trent’anni dopo morirà nelle acque del porto di Messina così come riportato nella partecipazione di lutto fortuitamente ritrovata.

Il coltello nasce praticamente insieme allo scafandro. Nelle “Istruzioni militari per i torpedinieri – Parte IV –“ del 1885 il coltello da palombaro è semplicemente elencato tra gli oggetti componenti un apparecchio da palombaro e viene sommariamente descritto al punto in cui si parla del cinturino: “E’ di cuoio e porta un coltello da palombaro con fodero ed un canale, in cui si passa la manichetta che porta l’aria al palombaro”. Nelle “Istruzioni per i torpedinieri” del 1900 il coltello da palombaro è descritto più approfonditamente: “Ha la lama di acciaio: il manico ed il fodero di ottone, negli apparecchi mod. 1885 modificato; il manico di legno ed il fodero di ottone, negli apparecchi mod. 1898; è assicurato al fodero per mezzo di un’avvitatura fatta nel manico. Un cinturino di cuoio lo mantiene sospeso al lato sinistro del palombaro e nello stesso tempo, serve di guida alla manichetta che passa in un anello (a), infisso nel cuoio posteriormente e dallo stesso lato del coltello”.

In tutta la manualistica italiano fino al 1905 del coltello troviamo delle descrizioni generiche mentre è nel 1905 che compare un primo progetto esecutivo di dettaglio.

Immagine del coltello da palombaro con cinturone e anello di ritenuta della manichetta presente nelle tavole delle Istruzioni per i Torpedinieri del 1900.

Disegno esecutivo del coltello presente nell’album dei disegni di progetto delle apparecchiature del 1898 e 1905.

Disegno esecutivo del coltello presente nell’album dei disegni di progetto del 1952 riportante le apparecchiature del 1905 secondo tipo adottate a partire dal 1939. Ricalcano quasi fedelmente quelle del precedente album del 1905 con piccole variazioni nelle misure.

Vecchio coltello da palombaro, molto usurato, completo di cinturone. Di sicuro uso civile perché molto difforme nei criteri costruttivi dagli standard dell’Arsenale. Il fodero è costruito in due pezzi.

Il coltello fuori dal fodero. E’ possibile notare lo stato di usura della lama. Lo stato di usura complessivo di questo coltello è notevole, indicativo di una sicura originalità dell’oggetto e di una certa vetustà considerando la forma del fodero .

Lo troviamo all’interno dei disegni di progetto dell’Arsenale di Spezia che descrivono tutti i componenti dell’Apparecchiatura Modello 1905. Arriva così anche il coltello ad avere il suo standard per la Regia Marina.

 

Sicuramente le misure rappresentano un primo punto di partenza per un confronto con eventuali coltelli da acquisire:

 

  • Lungh. totale del coltello rinfoderato nella custodia: 32,6 cm
  • Lungh. del coltello senza custodia: 30,3 cm (stimata)
  • Lungh. della sola lama a due fili taglienti: 16,3 cm
  • Lungh. della lama totale fino al perno filettato per fissaggio al manico in legno: 29,7 cm
  • Lungh. del manico in legno: 11,0 cm
  • Altezza nottolino per fissaggio lama al manico in legno: 1,0 cm
  •  

 

Nei disegni di progetto per l’apparecchiatura da palombaro mod. 1905 secondo tipo risalenti al 1939 le misure riportate differiscono lievemente:

 

  • Lungh. totale del coltello rinfoderato nella custodia: 33,0 cm
  • Lungh. del coltello senza custodia: 33,6 cm (stimata)
  • Lungh. della sola lama a due fili taglienti: 16,5 cm
  • Lungh. della lama totale fino al perno filettato per fissaggio al manico in legno: 30,0 cm
  • Lungh. del manico in legno: 11,2 cm
  • Altezza nottolino per fissaggio lama al manico in legno: 1,0 cm

Bel coltello Galeazzi. Le misure e i particolari costruttivi rispecchiano in pieno i disegni del 1905 secondo tipo.

Particolare del passante con la scritta del fabbricante, Galeazzi. Certe volte, soprattutto nei modelli più vecchi, accanto al nome Galeazzi era presente anche quello della sede dell’azienda, La Spezia.

Il coltello smontato nei suoi componenti. E’ possibile notare lo stato di usura anche delle parti interne.

Il coltello civile (in alto) a confronto con quello Galeazzi, si possono notare le differenze di misura  e di forma della lama.

Quindi, dall’osservazione dei disegni esecutivi di progetto abbiamo definito le caratteristiche per poter capire se siamo in presenza di un coltello con gli standard previsti dalla Regia Marina prima e dalla Marina Militare italiana poi. Non è necessario che siano presenti tutti gli elementi con le misure previste ma alcuni di loro possono differire per successive sostituzioni che non ne inficiano l’originalità. Pensiamo al nottolino sul manico in legno, allo stesso manico in legno che era sicuramente la parte più deperibile del coltello, al passante che invece di essere fissato lo troviamo saldato perché era molto più robusto. Per il resto le misure dovrebbero tornare. Parliamo ovviamente di modello standard perché se allarghiamo la visuale ai coltelli generalmente utilizzati dai palombari italiani le cose cambiano.

Infatti, troviamo coltelli di misure differenti (solitamente più piccoli e più leggeri, un po’ come fossero prodotti al risparmio), di fattezze costruttive differenti (fodero ottenuto dall’assemblaggio di due parti: corpo con punta ogivale e porta guardia a imbuto, passante saldato o facente parte della stessa fusione del fodero, lama di misura e forma diversa).

Come riconoscere una riproduzione ?

Qui si entra nel famoso terreno minato perché ritengo che sia veramente difficile se la riproduzione è ben fatta, distinguerla con un’osservazione anche attenta. Un margine di errore lo avremo sempre.

Sicuramente bisogna farsi una specie di “chek list” con i particolari cui dovremo prestare attenzione. Proviamo a scorrerla:

  • Molto importante lo stato di usura del coltello, diffidare sempre di coltelli “come nuovi”. Anche se mai usati siamo in presenza di un oggetto che ha almeno cinquant’anni e i segni di ossidazione anche blanda ci devono essere. Più l’usura è marcata meglio è (lame consumate o con presenza di ossidazione tipo butteratura della superficie della lama, legno levigato dall’uso e con imperfezioni). In presenza di una forte ossidazione senza segni di usura conviene smontare il coltello e osservare le parti che rimangono solitamente non visibili (poste all’interno del manico in legno) e l’interno del fodero. Una contraffazione potrebbe aver proceduto a una ossidazione per mezzo di acidi solo a coltello montato). Ovviamente se siamo in presenza di parti interne lucide diventa un campanello di allarme, in caso contrario è un punto a favore dell’originalità anche se un abile artigiano può essere in grado di ossidare facilmente le parti prima di montarle: 
  • Presenza di tracce di grasso invecchiato dal tempo. Anche nei coltelli nuovi il grasso veniva messo per prevenire ossidazioni. (ad esempio coltello facente parte di una apparecchiature mai utilizzata come le dotazioni di rimorchiatori, ecc.).
  • Filettatura della guardia: solitamente nei coltelli italiani troviamo la presenza di almeno quattro filetti, in quelli tedeschi/francesi almeno sette. La presenza ad esempio solo di due filetti (parliamo di filettatura oltre la guarnizione in cuoio) che fanno avvitare il coltello al fodero solo con un giro è sicuramente indice di non originalità.

 

Quindi, concludendo, la principale prova di originalità è data dall’usura (che non vuol dire solo ossidazione ma consunzione globale dell’oggetto dove maggiore deve essere in base agli elementi e al loro uso. In ordine decrescente di usura: lama, filettatura della guardia, impugnatura, nottolino, parte esterna del fodero, parte interna)

Rimane poi un’altra principale fonte di originalità che è la provenienza del coltello e della sua probabile storia (ad esempio coltelli ceduti dalle famiglie di palombari con foto a riprova della storia del congiunto).

 

Nella prossima puntata tratteremo i principali coltelli non italiani e alcune loro particolarità.

IDue lame mai montate rispecchianti le misure degli standard dell’Arsenale. Pur nuove, i segni del tempo sono evidenti sulle loro superfici.

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