Diving Helmet Italy by proteo962
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L’invenzione dell’apparecchiatura da palombaro

 

Due fratelli inglesi e un ingegnere di origini tedesche, sono stati questi i protagonisti della messa a punto dello scafandro da palombaro. Parlo di messa a punto perché l’idea di uno scafandro che permettesse all’uomo di poter penetrare la superficie marina è molto più antica. Come per molte grandi invenzioni, è difficile stabilire una primogenitura ma piuttosto è più esatto parlare di un’evoluzione che ha poi trovato la sua chiave di svolta in determinati personaggi che hanno avuto il coraggio di osare e l’intelligenza di condensare il progresso tecnologico della loro epoca.

I due fratelli inglesi erano Charles e John Deane. La storia li accomuna ma per esattezza storica dobbiamo far risalire al solo Charles Anthony Deane il deposito di un brevetto all’Ufficio Patenti di Londra in data 4 Novembre 1823.

Il brevetto riguardava un’apparecchiatura che permetteva a un operatore di addentrarsi in ambienti saturi di fumi e gas tossici (nello specifico quelli causati da un incendio).

Questa attrezzatura, chiamata “Smoke Helmet”, fu il punto di partenza per lo sviluppo di quella che, per circa un secolo, fu una delle più rivoluzionarie invenzioni per l’esplorazione e il lavoro subacquei: l’apparecchiatura da palombaro.

E’ bene precisare, per maggiore chiarezza che per apparecchiatura da palombaro s’intende il complesso marchingegno che consente al palombaro di andare sott’acqua e formato da: pompa, manichetta dell’aria, braga (cima di collegamento con la superficie), elmo completo, vestito, zavorre, scarpe zavorrate e cinturone con coltello. Con il termine “scafandro” s’intende solitamente solo il vestito in tela gommata che viene agganciato all’elmo. Quest’ultimo è formato dalla testa e dal colletto (o collare).

Nel gergo corrente è comunque invalso l’uso di denominare tutto il completo indossato dal palombaro con il termine “scafandro da palombaro” o più correttamente “scafandro elastico da palombaro”.

 

Il disegno dello “Smoke Helmet” così come si presentava sul brevetto di Charles Deane del 1823: l’aria era fornita da una pompa azionata a distanza e che si collegava all’elmo attraverso una manichetta (John Bevan, The Infernal Diver, Submex Ltd, London, 1996 ).

Apparecchiatura da palombaro composta dalla pompa che forniva aria attraverso la manichetta collegata allo scafandro elastico. Sulla sinistra la cassa in legno che solitamente conteneva lo scafandro



Tra il 1825 e il 1830 i fratelli Deane, in sinergia con Augustus Siebe, perfezionarono diverse volte il loro apparato approfittando anche delle migliorie apportate da Charles MacIntosh alla fabbricazione delle tele gommate che potevano essere usate per il confezionamento dei vestiti da collegare all’elmo. In effetti, la tenuta da palombaro poteva funzionare sott’acqua se il vestito risultava impermeabile e gli sviluppi di MacIntosh facilitarono le cose. Ma si era ancora lontani dalla perfezione.

Ci vorranno una decina d’anni circa per vedere il definitivo perfezionamento dell’apparecchiatura da palombaro.

Infatti, nel 1840 Siebe migliorò moltissimo il rendimento delle pompe per il rifornimento di aria al palombaro (rendendo più efficace la tenuta dei pistoni e adottando un sistema di raffreddamento ad acqua degli stessi) mentre contemporaneamente mise a frutto l’idea cedutagli gratuitamente da George Edward, comandante del porto di Lowestoft.  Edward pensò di agganciare il vestito all’elmo attraverso dodici galletti a vite e dei settori piatti che, schiacciando il bordo gommato del vestito sul collare dell’elmo, ne garantivano la tenuta stagna.

Nel 1844 si completò anche il miglioramento dello scafandro essendo stato definito dall’americano Charles Goodyear il processo di vulcanizzazione della gomma. Nel frattempo era scaduto il brevetto dell’elmo di Deane e finalmente Augustus Siebe poteva commercializzare il suo scafandro perfezionato che fu adottato proprio dall’Ammiragliato Inglese per i lavori di smantellamento del relitto del vascello da guerra a tre ponti “Royal George”. Lo straordinario successo dell’apparecchiatura di Augustus Siebe mise in ombra i meriti avuti dai Deane nell’invenzione dello scafandro da palombaro, meriti indirettamente riconosciuti dal pagamento di un indennizzo da parte dell’Ammiragliato Inglese nel 1844 per l’ingegnosità e l’utilità della loro invenzione.

Da sinistra verso destra l’evoluzione dell’elmo da palombaro. Il primo da sinistra è la versione perfezionata dello “Smoke Helmet” dei fratelli Deane. Al centro l’evoluzione dello “Smoke Helmet” in elmo per uso subacqueo. A destra la versione perfezionata da Augustus Siebe nel 1940 con un sistema di fissaggio del vestito per mezzo di dodici galletti e il casco distaccabile dal collare. Per dare un’idea dell’evoluzione nel campo degli elmi, basti pensare che il primo elmo Deane-Siebe per uso subacqueo pesava circa cinque chilogrammi mentre un elmo da palombaro di circa cinquant’anni dopo ne pesava circa venti e così è rimasto per tutto il periodo del suo impiego



 

Ritornando ai fratelli Deane, sappiamo che lavorarono molto al perfezionamento della loro invenzione ed ebbero una grande intuizione: se l’elmo andava bene in ambienti invasi da fumi tossici allora poteva andare bene anche sott’acqua.

Fu proprio Charles a cominciare le sperimentazioni, soprattutto nel campo dei recuperi subacquei. I porti e le coste inglesi vedevano la presenza di diverse navi affondate i cui carichi venivano malamente recuperati attraverso l’uso difficile di campane subacquee.

La possibilità di far operare sul fondo un uomo in relativa libertà di movimenti diede un impulso nuovo e un’efficacia maggiore ai recuperi e al lavoro subacqueo.

Mentre i fratelli Deane si dedicavano alle prime sperimentazioni, a Londra viveva e lavorava un altro ingegnoso personaggio, tale Christian Augustus Siebe, nato in Sassonia nel 1788. Aveva lavorato in Prussia nel campo metallurgico e, come tanti suoi coetanei, fu coinvolto nelle vicende belliche che squassarono l’Europa di quell’epoca. Partecipò come ufficiale di Artiglieria alla guerra di Waterloo (15 - 18 giugno 1815) e successivamente decise di emigrare in Inghilterra dove avviò una fiorente attività nel campo della meccanica e in specifico nel campo delle pompe rotanti idrauliche.

I fratelli Deane si rivolsero proprio ad Augustus Siebe per la costruzione del loro “Smoke Helmet” e dei successivi modelli perfezionati per uso subacqueo.

Le cose si svilupparono con notevole rapidità. Alla prima tenuta stagna con elmo in cuoio, si succedettero altri modelli di elmi in rame il cui utilizzo cominciava ad essere studiato più per il campo subacqueo che non per quello antincendio.

 

Incisione del 1844 raffigurante il primo scafandro elastico da palombaro di Augustus Siebe.  Questa configurazione nasceva con il contributo delle innovazioni in materia di vulcanizzazione della gomma che permisero di costruire un vestito in tela impermeabile munito di un collare formato da una striscia di gomma con dodici fori. Questi fori si sovrapponevano a dodici perni filettati di cui era munito il collare di rame dell’elmo. Una volta infilati i perni nei fori del bordo gommato, si mettevano delle lastre di bronzo sagomato. Dei galletti venivano avvitati sui perni in modo da pressare la gomma tra il collare dell’elmo e queste lastre, chiamate anche settori o pressori. Questo sistema non è mai più cambiato

Manifesto pubblicitario del 1829 reclamizzante le pompe rotanti idrauliche di Augustus Siebe. Queste pompe furono brevettate l’anno prima e decretarono il primo grande successo economico di Siebe. L’enorme esperienza accumulata in questo settore, oltre alla proverbiale ingegnosità di questo inventore sassone, diedero a questa ditta un vantaggio incredibile nella costruzione di apparecchiature per palombari. Infatti, negli anni successivi l’invenzione dello scafandro elastico, furono moltissimi i produttori di elmi ma pochi riuscirono a eguagliare l’efficienza e l’affidabilità delle pompe di Augustus Siebe, vero punto nevralgico di tutta l’apparecchiatura da palombaro

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