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Un incredibile sito sulla storia delle attrezzature Scuba

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Sito in costruzione di un amico collezionista con interessanti elmi della sua collezione.

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Diving Helmet Italy by Fabio Vitale
Diving Helmet Italy by Fabio Vitale

Arne Zetterstrom, una tragica storia di generosa sperimentazione

Nella storia di quel periodo che ho battezzato in un mio libro “la conquista delle profondità”, compare un personaggio al quale sono molto legato: “il palombaro con la cravatta”. Si tratta di un giovane ricercatore svedese, l’ingegnere Arne Zet­terström.

Era nato nel 1917 e prestava la sua opera all’interno della Marina Militare Svedese.

Le sue ricerche si inquadravano in quella corsa alle profondità che vide impegnata innanzitutto la US Navy nel periodo tra le due guerre mondiali.

Fin dal 1919 venne ipotizzata la possibilità di utilizzare una miscela respiratoria sintetica per superare le difficoltà che avevano i palombari che respiravano aria (azoto e ossigeno) oltre certe profondità, normalmente cinquanta/sessanta metri. I problemi erano legati all’azoto che a causa dell’alta pressione parziale induceva fenomeni di perdita di lucidità e quindi di capacità operativa, con grandi rischi per l’incolumità stessa dei palombari.

La miscela sintetica formata da elio, un gas più leggero dell’azoto, e ossigeno pareva risolvere questa problematica, portando i palombari a operare a profondità ritenute fino all’ora, impossibili.

All’epoca gli Stati Uniti avevano praticamente il monopolio della produzione di elio e questo li metteva in grado di primeggiare in questa corsa verso l’immersione ad alta profondità, di strategica importanza all’interno delle marine militari.

Le ricerche di Zetterstrom erano rivolte all’uso di una miscela di idrogeno e ossigeno (Idrossido), teoricamente in grado di portare ancora più in profondità i palombari.

Una delle ultime immagini di Arne Zetterström scattata poco prima della sua tragica immersione. Sotto il vestito da palombaro indossava camicia e cravatta, come se invece di apprestarsi a una pericolosissima immersione stesse per recarsi nel suo laboratorio.

Le sue sperimentazioni iniziarono nel 1943 e nel 1944 aveva già raggiunto in immersio­ne la profondità di 110 metri. Il suo lavoro era rivolto a dimostrare come si potesse utilizzare in sicurezza l’idrossido per uso subacqueo, a patto di non superare nella miscela respirata la soglia del 4% di ossigeno, soglia al di là della quale si sarebbe potuto rendere po­tenzialmente esplosivo il composto.

Zetterström concepì la sperimentazione dell’idrogeno per molteplici fattori. Come diluente era più leggero dell’elio e dava meno problemi di raffreddamento del corpo umano. Inoltre, a differenza dell’elio, era un gas largamente disponibile e poco costoso. Permanevano, invece, le problematiche dovute alla distorsione della voce di chi respirava questa miscela (causa la differente velocità di propagazione del suono) ma Zetterström vi ovviò attraverso un sistema di comunicazione palombaro-superficie che sfruttava i segnali morse. La Marina Svedese era molto interessata alle ricerche di Zetterström e per le sue sperimen­tazioni aveva messo a disposizione la nave appoggio Belos. Da questa nave, il 7 agosto 1945 Zetterström predispose l’immersione del record. L’intenzione era di arrivare almeno alla quota di 160 metri per polverizzare il precedente record dell’americano Nohl effettuato respirando miscela elio-ossigeno.

La maschera che Zetterström utilizzava all’interno dell’elmo per respirare la miscela.

Zetterström sfruttava un sistema di valvole per il passaggio, durante la discesa, a tre diverse miscele respiratorie. Fino a 30 metri respirava aria, dai 30 ai 40 metri una miscela nitrox (una miscela variabile di azoto e ossigeno) al 4% di ossigeno che serviva a lavare i polmoni. Dai 40 metri in giù una miscela composta sempre dal 4% di ossigeno, dal 72% di idrogeno e dal 24% di azoto.

L’immersione procedette senza inconve­nienti e Zetterström raggiunse la quota di 164 metri senza problemi. Durante la risalita per arrivare alla quota di 50 metri dove avrebbe dovuto cominciare la de­compressione accadde l’irreparabile. Zetterstrom, con il suo sistema morse, inviò in superficie la richiesta di tirare su il basket (la piattaforma su cui il palombaro era stato calato in profondità) intendendo che lo si rimettesse in orizzontale perché si stava inclinando da una parte. Per una terribile incompren­sione i due marinai della Belos addetti all’argano del basket lo issarono velo­cemente in superficie.

Arne Zetterström morì a soli 28 anni, appena issato sul ponte della nave per una gravissima forma di embolia aggravata da ipossia.

Dopo le esperienze di Zetterström l’idrogeno venne accantonato fino agli anni sessanta quando venne riproposto nel 1988 in alcune sperimentazioni della francese Comex (Hydra VIII) che portarono alcuni operatori a lavorare fino alla profondità di 534 metri.

Zetterström viene calato con il basket per la sua ul­tima tragica immersione. Sull’elmo è possibile notare una valvola di scarico di sua ideazione. Pochi minuti dopo sarebbe morto sul ponte della nave Belos.

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