Diving Helmet Italy by proteo962
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Officine Giuseppe Bosi

 

Non si hanno notizie su questa ditta. Quasi sicuramente faceva parte di quella schiera di piccole aziende artigiane che ebbero grande impulso nel periodo tra le due Guerre Mondiali. Si sa solo, come si evince dalla targa, che aveva sede in Pegazzano, piccolo borgo vicino La Spezia.

Elmo Giuseppe Bosi. Le caratteristiche costruttive sono quelle dell'elmo mod. 1905 di primo tipo. Sulla targa è riportato anche la località dove sorgeva la ditta: PEgazzano, frazione di La Spezia.

Particolare della targa dell'elmo Bosi.

S.A.L.V.A.S. (Società Anonima Lavorazioni Varie Apparecchi Salvataggio)

 

La Salvas è un’azienda che nei primi anni del 1900 si dedica alla produzione di scarpe con un reparto specializzato nella produzione di suole in gomma. E’ questa un’attività in pieno fermento nel periodo della rivoluzione industriale italiana, tant’è che vi sarà un’altra azienda di Tivoli (I.A.C.) che, partendo dalla produzione di suole di gomma, finirà con il produrre attrezzature subacquee.

Negli anni Trenta la Salvas si specializza nella produzione di scafandri e apparecchiature subacquee e inizia la produzione di materiali per palombari.

La sua sede, inizialmente, risulta essere in Via Ridolfino Venuti 10 a Roma. Nel dopoguerra verrà portata in Via Silicella, sulla Casilina ed attualmente la sua sede è a Castelnuovo Scrivia in provincia di Alessandria.

Sono pochissimi gli elmi Mod. 1905 primo tipo prodotti dalla Salvas e questo confermerebbe l’arrivo abbastanza tardivo nel settore. Nonostante questo la Salvas diventerà una delle principali aziende produttrici di attrezzature da palombaro e subacquee.

La Salvas continuerà a produrre apparecchi da palombaro anche nel dopoguerra, periodo in cui metterà a frutto la grande esperienza bellica nella produzione di autorespiratori a ossigeno. Infatti, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, sarà una delle maggiori aziende di attrezzature subacquee sportive.

Rimarrà, insieme a Galeazzi e Cressi, una delle principali aziende fornitrici dalla Marina Militare.

Un raro esemplare di elmo Salvas mod. 1905 primo tipo.

Elmo Salvas mod. 1905 di secondo tipo.

Particolare della targa applicata sul collare.

S.I.A.S. (Società Italiana Apparecchi Salvataggio)

 

Abbiamo già detto come questa ditta, di cui non si sono trovati che pochissimi documenti camerali a La Spezia, sia stata fondata come Società Italiana Apparecchiature di Salvataggio il 23 aprile del 1936 (data da prendersi comunque con beneficio d’inventario proprio per la carenza di documenti). Del fatto che socio insieme a Italo Zannoni fosse la Pirelli non ne abbiamo trovato traccia se non nelle parole scritte dal Comandante Belloni nel suo diario. Così come non abbiamo trovato traccia di una precedente S.I.A.S. il cui acronimo stava per Società Italiana Apparecchiature Siebe & Gorman, cosa sempre riportata da Angelo Belloni. Non abbiamo, al momento, motivo di dubitare delle parole del Comandante Belloni che è stato testimone diretto di quel periodo così pieno di fermenti industriali.

La partecipazione di Pirelli in SIAS parrebbe comprovarsi dal fatto che nelle pagine interne di un catalogo di attrezzature SIAS, appare sempre la dicitura “SIAS – La Spezia”, mentre sulla copertina viene dichiarato “SIAS anonima con sede in Milano”, la stessa città della Pirelli.

Del fatto poi che Siebe & Gorman avesse una connessione con la SIAS, appare proprio sul catalogo da noi visionato. Infatti, una parte dei prodotti esposti sono di derivazione Siebe & Gorman: elmi, lampade, etc.

D’altronde se Italo Zannoni costituì la SIAS e, Zannoni era agente generale per l’Italia della Siebe & Gorman, tutta la storia societaria poc’anzi ricostruita può ritenersi molto attendibile.

Elmo Sias mod. 1905 primo tipo.

Elmo Sias mod. 1905 di secondo tipo.

Targa SIAS

Ditta Roberto Galeazzi – Apparecchi per lavori subacquei a qualsiasi profondità

 

Chi si è interessato di storia delle attrezzature subacquee italiane non può non essersi imbattuto in quella curiosa scritta che è diventata un tutt’uno indissolubile con il nome Roberto Galeazzi. Quella scritta recita: “Apparecchi per lavori subacquei a qualsiasi profondità – La Spezia”. Il dichiarare pubblicamente di poter costruire apparecchiature subacquee per qualsiasi profondità non era cosa di poco conto per quei tempi, eppure il Cavalier Galeazzi lo dichiarava senza pudori. Ed aveva ragione. Il suo ingegno, quasi leonardesco per quella sua poliedricità che gli consentiva di passare dall’arte alla scienza con molta facilità, gli aveva consentito di vincere molte sfide proposte dalle non facili richieste di quei primi anni rivolti alla conquista degli abissi.

Roberto Galeazzi Senior (perché ebbe un figlio con lo stesso nome che continuò l’attività, tanto che nel settore si è sempre poco distinto il nome Roberto Galeazzi tra padre e figlio), nato a Livorno il 30 aprile del 1882 era quindi di una generazione più giovane rispetto a Italo Zannoni ma si cimentò in sfide molto più impegnative, quelle che vedevano la conquista delle profondità oltre i limiti imposti dall’uso del normale scafandro elastico.

Ufficialmente troviamo una prima data di nascita dell’azienda nel primo maggio del 1936 con sede in Via Oldoini 19 – 27 a La Spezia ma in realtà Galeazzi lavorava già da diversi anni (almeno dal 1930) con una sua officina in Via XX Settembre. Troviamo foto della sua officina in cui viene costruita una torretta bustoscopica (da lui ribattezzata “butengoscopio”) su un giornale del 1931. E di qualche anno prima, il 1926, è il brevetto della sua rivoluzionaria “struttura sferica”, altamente resistente alle pressioni e studiata per un nuovo sommergibile ma poi applicata, con un successo internazionale, alle torrette batoscopiche e agli scafandri rigidi articolati.

Nel campo delle apparecchiature da palombaro è stato sicuramente uno dei nomi più importanti, imponendosi da subito con il suo elmo Mod. 1905 secondo tipo, da lui ribattezzato nei suoi cataloghi “Modello Marina”.

E’ stata l’unica azienda a proporre diversi modelli di elmi e che ebbe un grande successo anche nel campo delle pompe da palombaro.

Elmo Galeazzi mod. 1905 secondo tipo, chiamato dalla Galeazzi Modello Marina.

Elmo Galeazzi Gran Luce. Era in pratica il Modello Marina a cui era stato applicato un oblò anteriore di maggior diametro per aumentare il campo visivo del palombaro.

Elmo Galeazzi modello Titano. Fu un "bell'esercizio di meccanica" di Roberto Galeazzi che progettò e realizzò un attacco della testa sul collare mediante ghiera filettata e o-ring di tenuta. Non ebbe grande successo e si continuò a preferire il classico attacco a un ottavo di giro. Ne furono costruiti pochi esemplari, una parte dei quali destinati alla Marina Jugoslava. 

Elmo Galeazzi PBG. La sigla sta per le iniziali di tre grandi nomi nel campo subacqueo (Pirelli, Belloni, Galeazzi) che collaborarono tra loro per questo elmo sperimentale nel campo dell'uso di miscele respiratorie a base di elio. Ne furono costruiti solo due esemplari che rimasero allo stato di prototipi.

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