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Il Comandante Angelo Belloni, uno dei primi pionieri nel campo delle attrezzature subacquee

Non è possibile parlare dello sviluppo delle attrezzature per sommozzatori senza rievocare il Comandante Angelo Belloni, storica figura all’interno dei reparti subacquei.

Nasce a Pavia il 4 marzo 1882 da padre milanese e madre genovese e tenta di entrare all’Accademia di Livorno inseguendo una fatale attrazione per il mare. Viene scartato per insufficienza toracica e decide quindi di iscriversi ad un club di canottieri con la speranza di riuscire a colmare questa lacuna fisica. Testardo più di un mulo si impegna in continui allenamenti finché l’anno successivo, siamo nel 1900, decide di ripresentarsi. La sua circonferenza toracica è decisamente aumentata e viene quindi ammesso.

La sua carriera si interrompe nel 1911 quando, a causa di una grave forma di otite che lo renderà quasi sordo, viene posto in congedo.

Già in questi primi anni aveva dato prova di una certa genialità, interessandosi a vario titolo a tutto quanto di diverso e innovativo si potesse pensare nell’ambito di metodologie di lavoro subacqueo e di armamenti.

La Fiat San Giorgio lo assunse con il compito di collaudare e consegnare i sommergibili che venivano costruiti nel cantiere del Muggiano a La Spezia.

E’di questo periodo una sua avventura che ha dell’incredibile e che merita di essere brevemente ricordata.

Nella notte tra il 3 e 4 ottobre del 1914, Angelo Belloni esce da La Spezia per le consuete manovre di collaudo di un sommergibile ma decide bene di dirigersi ad Ajaccio in Corsica (all’insaputa dell’equipaggio) dove vorrebbe chiedere alla Russia l’uso della bandiera e alla Francia un rifornimento di siluri per poi poter fare rotta per l’Adriatico e attaccare le unità austro-ungariche, determinando così l’entrata in guerra dell’Italia.

Belloni arrivò ad Ajaccio ma non ottenne alcun sostegno da parte di Francia e Russia. Decise quindi di ripartire alla volta di Malta ma dovette fare ritorno ad Ajaccio per le resistenze dell’ingegner Rocchi del cantiere S.Giorgio, incolpevole complice che si trovava a bordo del sommergibile per coadiuvarne il collaudo. Qui venne bloccato dai francesi che avevano avuto al riguardo precise istruzioni dai comandi italiani.

Il sommergibile fu rimorchiato a La Spezia e Belloni, che aveva nel frattempo avuto assicurazioni sul fatto che non sarebbe stato arrestato, fu processato a piede libero e subito assolto dalle accuse più gravi, complice il sentimento interventista che pervadeva la maggior parte della società italiana.

 

Ritratto del Comandante Angelo Belloni. (da “Cinquant’anni di Mare” di Achielle Rastelli, Mursia, 2008).

Venne richiamato in servizio non appena l’Italia entrò in guerra e prese il comando del sommergibile Argo. Fu in questi anni che coltivò la sua idea di offesa insidiosa da portare nei porti nemici. Infatti, studiò un sistema (mai portato a compimento) per portare, a bordo di sommergibili, dei palombari a ridosso dei porti austroungarici. Fuoriusciti dal sommergibile immerso, dopo aver aperto dei varchi nelle ostruzioni, avrebbero dovuto portare e sistemare sotto le carene nemiche delle cariche esplosive.

Fu questo un concetto di offesa che Belloni si porterà dietro per molti anni, riproponendo alle soglie della Seconda Guerra Mondiale l’idea del sommozzatore marciatore sul fondo.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale fu di nuovo posto in congedo e, pur dedicandosi con una sua società allo sviluppo di incredibili attrezzature subacquee, non uscì mai completamente dall’orbita della Regia Marina di cui fu sempre un assiduo collaboratore pur tra alterne vicende.

 

 

Belloni, con la retina in testa, all’interno di un sommergibile dove si sta collaudando la “Vasca Belloni” per la fuoriuscita.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Belloni venne richiamato entrando nell’orbita della Decima Flottiglia MAS in qualità di consulente tecnico prima e di direttore della scuola sommozzatori a San Leopoldo a Livorno dopo.

Qui il Comandante Wolk, successore alla guida della scuola e ideatore della specialità degli uomini Gamma, lo trovò infervorato nel perseguire l’uso dei “fanti di mare”, trasformati in marciatori sul fondo, specialità che non poteva avere sbocchi vista l’impossibilità di camminare sul fondo marino per due o tre miglia con una carica di tritolo da 50 kg sulle spalle.

Tra le tante realizzazioni dovute allo straordinario ingegno di Angelo Belloni alcune rimasero allo stadio sperimentale mentre altre furono particolarmente efficaci e prontamente adottate dalla Marina.

Pensiamo alla vasca Belloni per la fuoriuscita dai sommergibili in avaria o al vestito impermeabile per gli operatori dei barchini esplosivi e a quello per gli operatori subacquei, chiamato proprio vestito Belloni. Si indossava sopra le lane e le tute da lavoro ed era in gomma abbastanza spessa. Fu anche a lungo collaboratore del settore subacqueo della ditta I.A.C. di Tivoli con la quale costruì e perfezionò gli autorespiratori a ossigeno mod.49 e 49/bis usati poi dagli operatori degli S.L.C. (Maiali) e dagli uomini Gamma.

Il “marciatore sul fondo” era un sommozzatore con ARO a grande autonomia, vestito Belloni, scarpe zavorrate con puntale dentato in bronzo e cappuccio sempre Belloni. Sulla schiena portava una carica esplosiva costituita da una “bomba torpedine da getto” del peso di 50 Kg e munita di spoletta a orologeria. Negli intenti di Belloni, il “marciatore sul fondo” sarebbe stato portato in prossimità dell’obiettivo da un sommergibile e, una volta fuoriuscito e indossata la carica, avrebbe marciato sul fondo per 2 o 3 miglia. L'idea di dimostrò irrealizzabile perché era in pratica impossibile riuscire a marciare sul fondale per distanze così lunghe e mantenere una condizione accettabile di efficienza per l'operatore. 

Nel campo dei mezzi di salvataggio per sommergibilisti ideò il cappuccio Belloni.

Angelo Belloni morì il 9 marzo del 1957 a Genova, investito da un tram che non aveva sentito sopraggiungere. Qualcuno che conosceva bene il personaggio avanzò l’ipotesi che il comandante Belloni, fantasticando su qualche altro progetto avveniristico, stesse camminando con l’apparecchio acustico spento. 

Il cappuccio Belloni in tela gommata e munito di due oculari in vetro rotondi, andava indossato sulla testa a mò di piccola campana pneumatica. Era accoppiato a un respiratore Davis o a  una bombola e permetteva quindi la respirazione senza dover stringere il boccaglio tra i denti, cosa quanto mai utile in caso di fuoriuscita da un sommergibile. 

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