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Un incredibile sito sulla storia delle attrezzature Scuba

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Sito in costruzione di un amico collezionista con interessanti elmi della sua collezione.

Nice site of a friend. His collecction shows very interesting diving helmets.

Diving Helmet Italy by Fabio Vitale
Diving Helmet Italy by Fabio Vitale

Elmi rivoluzionari: storia degli elmi da palombaro russi

Nel mondo del collezionismo, quando si parla di elmi russi, si ha la comune considerazione di trattare qualcosa di poco interessante, oggetti simili al “souvenir per turista”, nella migliore delle ipotesi un elmo del tipo “vorrei ma non posso”.

Niente di più sbagliato, gli elmi da palombaro russi appartengono a una nazione con un grande passato in questo settore e sono di grande interesse anche in campo collezionistico, basta saperli scegliere.

E’ bene spendere due parole di introduzione proprio su questa interessante storia affinché si possano poi apprezzare gli oggetti che ne hanno fatto parte.

Una delle prime attrezzature per immersione nate in Russia data 1829, anno in cui uno scafandro con elmo aperto (non attaccato al vestito e che lasciava sfuggire l’aria dalla parte sottostante che appoggia sulle spalle) è presentato da un certo Gauzen al Comitato Scientifico del Ministero della Marina. E’ dello stesso periodo l’invenzione del più famoso elmo aperto dei fratelli Deane, antesignano dell’elmo da palombaro vero e proprio. Possiamo perciò affermare che in Russia l’evoluzione dell’immersione subacquea con attrezzature “moderne ed efficienti” parte nello stesso momento in cui fa capolino in occidente, conferendo una connotazione di estrema importanza alla storia dei palombari russi.

Un’incisione raffigurante lo scafandro con elmo aperto di Gauzen (da Illustrated History of Russian Diving, Pavel A. Borovikov, Mosca 2008).

Foto della fine dell’ottocento che ritrae gli istruttori della scuola di Kronstadt a bordo della nave appoggio (da Illustrated History of Russian Diving, Pavel A. Borovikov, Mosca 2008).

Un importante inizio che verrà poi a smarrirsi perché allo scafandro di Gauzen non seguiranno ulteriori sviluppi in materia. Infatti, saranno le attrezzature da palombaro straniere a farla da padrone. La prima importazione di equipaggiamenti acquistati proprio dai fratelli Deane risale al 1838, ad opera del Vice Ammiraglio Lazarev, comandante della Flotta del Mar Nero.

Per molti anni le attività dei palombari russi furono confinate ad attività frutto di singole iniziative all’interno delle varie flotte della Marina da Guerra.

Solo nel 1882 si darà una organizzazione unitaria a questa attività, con la fondazione della prima scuola per palombari della Marina Russa a Kronstadt che adotterà attrezzature inglesi (Heinke, Siebe Gorman) e francesi (l’elmo Denayrouze 1873). Saranno questi elmi d’importazione a caratterizzare la produzione di elmi nazionali (che possiamo far risalire alla fine del 1800). Soprattutto l’elmo Denayrouze, con la sua flangia a tre bulloni, sarà preso a modello per la fabbricazione di un elmo standard per la Marina.

 

Fine degli anni trenta, operai russi durante le fasi di lavorazione di un elmo tre bulloni (da Illustrated History of Russian Diving, Pavel A. Borovikov, Mosca 2008).

L’elmo dei fratelli Kolbasiev, fabbricato a Kronstadt nel 1893. E’ un 3/12 bulloni con la testa molto rassomigliante a un Denayrouze. Questo elmo prevedeva la possibilità di usare sia il vestito a tre bulloni sia quello a dodici. (www.pieds-lourds.com)

Uno degli elmi di produzione russa più vecchi attualmente conosciuti è il modello 3/12 bulloni dei fratelli Kolbasiev, un modello che poi sarà riproposto negli anni 50 dalle officine del Ministero dei Trasporti Fluviali ma che ritroveremo anche in altri arsenali come quello della Epron, una divisione di lavori e recuperi subacquei nata nel 1923 e collegata al KGB.

Da un punto di vista collezionistico vale la regola che appartiene agli elmi di tutto il mondo e cioè che la rarità è tanto maggiore quanto più risaliamo indietro nel tempo. Trovare un elmo russo di fine ottocento è pressoché impossibile ma anche se dovessimo parlare del periodo che va dai primi del novecento alla fine della Seconda Guerra Mondiale, possiamo con tranquillità affermare che si tratta di elmi rari e molto difficili da trovare. La cosa si fa meno ardua quando cominciamo a parlare degli anni cinquanta e sessanta, ma non si pensi comunque di trovare elmi di questi anni a ogni angolo di strada.

Elmo USV50 a tre bulloni degli anni cinquanta. Introdotto dal 1950. La sigla è l’acronimo di “Equipaggiamento Ventilato Perfezionato 1950”. Si riconosce dal modello precedente, denominato SJA3, perché raggruppava in un unico attacco la linea dell’aria e quella delle comunicazioni. Il modello SJA3 prevedeva invece due attacchi distinti. 

Una delle motivazioni che ha contribuito a far ”snobbare” il settore degli elmi russi è che si è continuato a produrli fino ad oggi (le fabbriche sono le stesse che producevano per la Marina Russa). Una produzione per il mercato degli appassionati stranieri che con prezzi assolutamente modesti possono mettersi in caso un bel luccicante elmo da palombaro. 

Eppure questa non dovrebbe essere una discriminante, anche nobili e titolati marchi occidentali continuano oggi a produrre elmi che, non solo sono quotati sul mercato ma non hanno certo contribuito a deprimere il collezionismo d’epoca.

Forse è venuto il momento di ripensare al mondo russo, dandogli la collocazione che merita anche nelle nostre case dove, un bell’elmo degli anni cinquanta, sessanta o settanta, può costituire motivo di orgoglio a un costo decisamente molto più accessibile di un corrispondente elmo occidentale.

Elmo USV50 anni cinquanta tre bulloni in dotazione alla Epron. Le fattezze del collare richiamano molto gli elmi prodotti fino agli anni 30.

Elmo USV50 3/12 bulloni fabbricato per la Epron nel 1975.

Incisioni artigianali fatte sui settori del collare dell’elmo Epron 3/12 bulloni. Indicano il posizionamento sul collare (avanti, dietro, destra, sinistra). Un modo rudimentale per evitare ogni volta di cercare la posizione idonea per i quattro settori.

 

Elmo USV50 12 bulloni del 1969. Anche in questo caso questo elmo si distingue dal più vecchio SJA12 per un unico attacco aria/telefono nella parte posteriore. 

 

 

Elmo USV50 M del 1969, dove la M sta per “modificato”. Questo elmo ha una impugnatura per il trasporto e sulla parte anteriore un alloggiamento per la capsula telefonica. E’ attualmente ancora utilizzato. 

Elmo USV50 M 3/12 bulloni del 1978.

Le attrezzature russe per alta profondità

Come tutte le marine militari, anche quella russa intraprese la via dell’alta profondità, irrinunciabile dopo l’avvento del sommergibile e le sperimentazioni statunitensi sulle miscele sintetiche. 

Le prime sperimentazioni con l’uso di heliox (miscela elio-ossigeno) sono riconducibili alla fine degli anni trenta, ma sarà solo verso la metà degli anni quaranta che si arriverà a sperimentarle in acqua.

Partendo da una solida esperienza sugli autorespiratori a ossigeno a circuito chiuso, progettati sia per immersione sia come apparecchiature di salvataggio per sommergibilisti, i russi svilupparono verso la prima metà degli anni quaranta un autorespiratore a circuito chiuso dedicato all’uso di miscele elio-ossigeno che gli permise, nel 1946, di toccare la profondità record di 200 metri.

Fu proprio in questi anni che si cominciarono anche a modificare le apparecchiature da palombaro per adattarle all’uso di miscele elio-ossigeno, usando la tecnica del circuito semi-chiuso e dell’iniezione per ottenere un sistema di circolazione delle miscele respiratorie in grado di passare attraverso i filtri depuratori a base di calce sodata.

L’elmo SKD in una delle sue prime versioni costruita dalla Fabbrica numero 3 di Leningrado.  Era un elmo derivato da quello standard ad aria modello Sja3 al quale era stato applicato un iniettore sulla parte anteriore. (Foto di David L. Dekker – www.divinghelmet.nl)

 

Il primo elmo russo nel quale troviamo l’applicazione del sistema a iniezione è l’SKD, probabilmente costruito intorno al 1948. La sigla SKD stava per “Skafandr Kislorod Dekompressia” e cioè “Scafandro per Decompressione a Ossigeno”. In pratica permetteva, dopo un’immersione profonda ad aria, decompressioni a ossigeno e quindi tempi più brevi per la risalita. Non fu mai molto popolare tra i palombari russi che preferivano il normale scafandro ad aria. L’SKD venne prodotto in due modelli (SKD1 e SKD2) e da questa apparecchiatura venne successivamente derivato, negli anni cinquanta, il primo vero scafandro da alta profondità, il GKS-3, concepito per immersioni profonde con uso di heliox.

La sigla GKS-3 è l’acronimo di “Gelii Kislorod Smers Model 3” e cioè “Modello 3 per miscela Elio-Ossigeno”.

L’iniettore per il ricircolo e la depurazione della miscela era posizionato davanti alla bocca del palombaro, spostato sulla destra e contenuto in un alloggiamento di bronzo saldato direttamente all’elmo. Una soluzione diversa dagli elmi americani che lo avevano sulla parte posteriore dell’elmo o, come il D.M. 20/40 della Draeger che lo aveva installato nel canestro di depurazione.

Il GKS-3 era progettato per immersioni tra i 60 e i 200 metri di profondità, anche se si hanno notizie di utilizzo fino a 300 metri.

 

Successivamente ne venne prodotto un modello migliorato utilizzando un sistema di iniezione Venturi più veloce e performante (GKS-3 M).

Nel 1957 fu ideato un altro elmo, il VKS 57 o anche WKS 57 (“Vozduch Kislorod Smers model 1957” – Modello 1957 per miscela Aria-Ossigeno), studiato per immersioni a miscela nitrox fino a 60 metri di profondità e poi usato anche per miscele elio-ossigeno ma solo fino a 100 metri. In questo elmo il sistema di iniezione era alloggiato in un anello che si inseriva tra le flange del colletto e dell’elmo.

Elmo GKS –3M per uso di miscele elio/ossigeno fino a 200 metri di profondità. Questo modello fu il successore del GKS-3 e venne introdotto intorno al 1962. L’unica differenza con il suo predecessore risiedeva in un “sistema venturi” più performante: riusciva a fare 10 cicli al minuto contro i 6 del vecchio elmo. Sul davanti le bombole di “bailout” che fungevano anche da zavorra pettorale. 

Il canestro depuratore del GKS-3M che veniva indossato sulla schiena. Conteneva l’assorbente chimico per la depurazione della miscela dall’anidride carbonica.

 

Elmo WKS-57, sigla russa BKC-57. L’iniettore era alloggiato in un anello posto tra il collare e la testa e serrato tra due guarnizioni. La mandata d’aria veniva regolata da un by pass che si agganciava ad un apposito attacco posto sulla parte anteriore del collare. (Foto di David L. Dekker – www.divinghelmet.nl)

Elmo WKS-57 modificato. Questo elmo risulta essere un ibrido costituito dalla testa di un elmo GKS-3 alla quale è stato saldato l’anello dell’iniettore. Il funzionamento è esattamente identico a quello del WKS-57 ma, modificato in questo modo, risulta sicuramente più snello. 

L’iniettore con a lato incisa la sigla “BKC-57” e la matricola 109. 

:Anni 60, preparazione all’immersione di un palombaro con elmo USV50 3 bulloni.

Targhe e punzoni

Targa di un casco 12 bulloni USV50. Ci dice che l’elmo è stato costruito dall’arsenale militare subacqueo numero 21 di Leningrado. Nelle scritte appare la dicitura “Flotta Sovietica”, il numero dell’elmo, 1008, e la data di costruzione, il 1969

Targa appartenente a un elmo costruito dalla Fabbrica 21 di Leningrado. E’ il terzo tipo di targa che ritroviamo di questa fabbrica. Riporta il numero 33 e l’anno di costruzione, il 1975. 

 

Targa di un elmo USV50 tre bulloni. La scritta dice “Fabbrica n. 28” a seguire la sigla della “Marina da Guerra”. Nella parte sottostante “Casco n. P-140” e di seguito “anno 1962”.

Punzoni sul bordo di un USV50 che riportano anche loro la dicitura “Fabbrica n.3” e di seguito la sigla della “Marina da Guerra” seguito da un numero romano “XI” e dal 48 che potrebbe indicare l’anno. In effetti una punzonatura simile si è ritrovata su un elmo ad aria modificato per le prime sperimentazioni a miscela nitrox risalente proprio al 1948.

Targa di un elmo USV50 M 3/12 bulloni. Riporta sempre la sigla della “Marina da Guerra”, l’anno di costruzione, il 1978, e il punzone (quel triangolo in basso a destra) di un organismo di controllo per la certificazione della qualità dei materiali e della lavorazione. Normalmente l’organismo ufficiale era l’OTK, la cui sigla appare nel triangolo. In questo caso, appunto, siamo alla presenza di un altro organismo.

Targa di un  elmo per uso di miscele a elio GKS 3 M. Riporta nella parte superiore la dicitura “Fabbrica n.3” e la sigla “Marina da Guerra”. Nella parte inferiore la sigla del modello, GKS-3M e il numero di matricola 107. Si tratta di un raro tipo di targa applicata direttamente sull’iniettore.

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